Appaloosa, che bel western!

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appaloosa.pngAppaloosa è il cinema western antico che torna all’epopea degli uomini quando oltrepassarono la frontiera per l’ovest. Per farlo usarono la violenza e ne abusarono, ma seppero anche lasciare impronte autentiche di amicizia virile. Quella stretta per una vita condivisa nella sopravvivenza in un mondo senza spazio per le parole. Troppo dura era la vita per perdere del tempo a parlare. Uno sguardo d’intesa era sufficiente per condividere emozioni, tensioni e scelte anche improvvise. C’erano pure le donne. Ma di loro il cinema, tranne qualche eccezione, ha lasciato immagini di secondo piano, confinate come furono al ruolo di fattrici, di serve, di puro oggetto di scambio. Pochi cineasti hanno saputo esaltare le loro figure che hanno segnato quell’epopea con un eroismo silenzioso. Appaloosa, dicevamo, è un gradevolissimo film che Ed Harris ha scritto, diretto e interpretato. Per lo script, asciutto, lineare, efficace, si è avvalso anche di Robert Knott. I due si erano già incontrati sul set di Pollock (2000), film con il quale Harris ha dato di sé una delle sue migliori perfomance, penetrando nel duro e introverso mondo del pittore Jackson Pollock. Un’opera che ha richiesto a Ed dieci di anni di durissimo impegno. E’ stata anche la sua prima esperienza alla regia e la sua interpretazione dell’artista gli valse la nomination come miglior attore protagonista. In Appaloosa Harris è lo sceriffo errante che condivide la sua storia di uomo della legge con il suo vice, Viggo Mortensen. La vicenda si svolge alla fine dell’800. Il nuovo secolo si avvicinava a passi da gigante e gli ultimi uomini che vivevano nel lontano ovest stavano per essere cancellati, nel loro modo di essere, come dinosauri al loro tramonto, schiacciati dal progresso capitalista. I due personaggi sono uomini di legge per rimanere liberi, con il loro senso dell’onore, della lealtà a tutti i costi, e     quando una donna, Renée Zellwegger, entrerà nel loro mondo, entrambe dovranno compiere delle scelte. Bravi tutti in un bel film assai gradevole. Forse solo Jeremy Irons è un po’ troppo relegato nello stereotipo del cattivo e non dà grande sostegno ai due protagonisti, sempre in primo piano. Un plauso particolare va a Viggo Mortensen, espressivo, incisivo, sofferto eroe solitario come ormai ci ha abituati a riconoscerlo. Rammento due grandi sue interpretazioni: Il Destino di un Guerriero, nel ruolo del Capitano Alatriste e Eastern Promises, tradotto malamente come La Promessa dell’Assassino, dove Mortensen ha dato prova di grande maturità recitativa.

 

Dario Arpaio

5 commenti su “Appaloosa, che bel western!”
  1. giuseppe ha detto:

    ciao dario bella recensione come sempre daltronde..non ho visto il film ma lo vedrò appena lo daranno su sky…

  2. paola ha detto:

    La recensione mi è piaciuta molto, ma soprattutto ho apprezzato queste parole “Pochi cineasti hanno saputo esaltare le loro figure (quelle femminili) che hanno segnato quell’epopea con un eroismo silenzioso.”
    Grazie dario per averlo sottolineato.

  3. Dario Arpaio ha detto:

    grazie ragazzi! però andate anche a vedere il film… ne vale la pena! e per rispondere a paola, il personaggio di renee zellwegger è emblematico della forte pulsione di libertà, del desiderio di emancipazione che le donne di quel tempo, forse, non sapevano in quale direzione andare a cercare, a conquistare.
    ciao
    dario

  4. Marco ha detto:

    Ti informo che sul sito filmtv.it c’è un imbroglione che si diverte a copiare e incollare recensioni altrui spacciandole per proprie. L’ha fatto pure con questa tua, cannibalizzando buona parte del tuo scritto intervallandolo con qualche sua (forse) frase qua e là. Mi sembra doveroso avvisarti dato che sulla recensione che spaccia per propria non c’è traccia ne del tuo nome ne tantomeno del sito solecine.it. Eccoti il link dello scippo http://www.film.tv.it/opinioni.php/film/opinione/389012/appaloosa-2008/

  5. Dario Arpaio ha detto:

    Marco ti ringrazio per la segnalazione!
    Ci sono e ci saranno sempre dei ‘simpaticoni’ che, invece di dare sfogo alla propria creatività, sfruttano quella degli altri, ritenendosi realizzati e ‘furbi’… Poco male per me, tanto peggio per lui!
    Ciao!


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