Divergent, tanto differente non è…

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3Ormai l’omologazione pare il segno distintivo del cinema d’intrattenimento e lo stupore e la sorpresa davanti a ogni nuova uscita sono sempre meno. Le saghe si moltiplicano e, di fatto, i nuovi film altro non sono se non cloni mascherati. Così sembra valere anche per Divergent, regia di Neil Burger, tratto dal soggetto dell’omonimo romanzo di Veronica Roth, primo di tre e campione d’incassi in USA, soprattutto tra i teenager. Divergent, che vuol dire differente-fuori dagli schemi, si distacca ben poco dal filone collaudato eroina-contro-tutti-in-un-futuro-distopico (acc! Ma quanto piace ‘sta parola!… la leggi dapperttutto…). In Divergent, la protagonista deve vedersela un po’ con tutti, belli e brutti, e soprattutto con se stessa, ma in modo assai meno originale e spettacolare di Hunger Games. Ritroviamo poi anche una spremutina di Twilight, e un pizzico di Harry Potter, ma con molta meno fantasia. Volendo ci si può sbizzarrire a rintracciare altri richiami se non veri e propri déjà vu di altre storie. La stessa trilogia dell’autrice sembra una mediocre opera furbetta, pur capace di mescolare ad arte contenuti estrapolati qui e là dalla fantascienza al fantasy, per confezionare un prodotto soprattutto vendibile.

In un futuro prossimo il mondo è diviso in rigide fazioni alle quali i giovani devono aderire e appartenere in toto una volta compiuti i 16 anni di età. Le fazioni/caste sono tali da governare ordinatamente il mondo escludendo ogni pericoloso slancio individualistico, rappresentato appunto dai cosiddetti ‘divergent’, coloro che possono/potrebbero pericolosamente pensare con la propria testa, fuori dalgi schemi. Ed ecco apparire lei, Tris, la protagonista divergent che di tutto farà per affermare quell’ansia di libertà propria degli adolescenti inquieti. Lascerà la fazione dei buoni politici Abneganti (si fa per dire), quella dei genitori, e sceglierà di andare tra le fila degli arditi Intrepidi, dei fuori di testa che avrebbero il compito di proteggere i civili, a loro volta divisi in Eruditi, Pacifici e Candidi. Questi ultimi, i contadini, sono davvero buffi, non fanno altro che sorridere mentre sono intenti nel lavoro della terra vestiti con abiti grunge di tutti i colori. Sembrano dei lobotomizzati ai quali è fatto obbligo di raccogliere fragole e patate. Boh… Insomma Tris deve superare il duro addestramento degli Intrepidi tra mazzate, salti nel vuoto e occhi dolci al suo istruttore e soprattutto deve evitare di farsi scoprire divergent, il che la porterebbe alla morte.2

Guai al diverso! E’ sempre così, ovunque… C’è anche la cattiva di turno, quì interpretata da Kate Winslet che sembra imbalsamata nel suo ruolo. Una performance ben lontana da quelle eccellenti di Carnage, o The Reader, ma quello era altro cinema. Tornando al personaggio dell’eroina, Tris è Shailene Woodley che pare proprio la cuginetta (meno brava ed espressiva) di Jennifer Lawrence. Divergent dura più di due ore, è lento e a tratti un po’ ripetitivo, comunque un decoroso prodotto di intrattenimento per adolescenti, magari quegli stessi che si saranno appassionati a Twilight e Hunger Games, i medesimi che nel primo week end di uscita negli Stati Uniti hanno sborsato quasi 100 milioni di dollari per un film che davvero non li vale. Così almeno ha decretato la stessa critica americana. In ogni caso (forse) farà piacere sapere che l’anno prossimo uscirà l’immancabile seguito, tratto dal secondo romanzo della Roth, Insurgent. Quanto al regista, Neil Burger, meglio ricordarlo per The Illusionist (2006) o Limitless (2011), sarà sostituito da Robert Schwentke, quello dello spassoso Red.

Dario Arpaio

 


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